Biografia

La storia di Emanuele…  

…inizia il 9 settembre 1892, giorno in cui nasce a Torino, in Piazza Madre di Dio al numero 5.

Il padre, Felice Brunatto, fu uno dei primi e celebri penitenti e benefattori di don Bosco ed Emanuele,eclettico ed estroverso, fu sempre motivo di grande preoccupazione per i suoi genitori, tant’è che nel 1911, appena terminata l’istruzione superiore presso i salesiani e appena maggiorenne, si sposa con una donna di due lustri più anziana ( Starone Emma  di fu Luigi e fu Giovanna Talia – Torino 20/5/1883 - Chiavari 14/10/1962) e con dei fratelli che espiavano una lunga pena detentiva per reati contro il patrimonio, in Germania.

Il forte divario di età tra i due, nonché la discussa dirittura morale di lei, scatena grande scandalo nella bigotta società torinese di allora, residenza del Re e capitale del Regno: siamo oramai nel terzo millennio, ed il fatto creerebbe tutt’ora qualche perplessità a più di un genitore odierno.

Nel 1914 Emanuele è un acceso interventista e l’anno dopo partecipa alla Grande Guerra nei ranghi di una Compagnia di servizi, mobilitato come riserva nella Intendenza Militare (Ufficio Centrale dei Parchi e del Bestiame), con il compito di organizzare il vettovagliamento e il reperimento delle derrate alimentari – e quant’altro necessario – per il sostentamento materiale delle truppe italiane al fronte.

Spinto dal suo carattere, e sostenuto dal suo comandante di compagnia, organizza un vero e proprio commercio clandestino. Nel frattempo conduce una vita  agiata e si accompagna con alcune donne. Molto agiata e troppe donne, tanto che scatena prima l’invidia e poi i sospetti dei suoi superiori, che avviano così una indagine, in seguito ad una denuncia anonima.

Messo alle strette durante un interrogatorio da parte delle autorità militari superiori, confessa il traffico di merci destinate al mercato nero, cercando di scagionare il suo comandante, che nel frattempo era caduto in un periodo di forte crisi depressiva.

Ciò gli valse l’immediato trasferimento al fronte, in prima linea, presso una compagnia di panificatori del Regio Esercito Italiano e da  dove ebbe modo di assistere alle atrocità di quella immensa carneficina che fu la prima guerra mondiale.

Qualche mese dopo il suo trasferimento, il suo vecchio comandante si suicidava per la vergogna dello scandalo, a seguito dell’inchiesta. E’ un duro periodo per Emanuele, al quale viene anche negato il permesso per recarsi a casa, in punto di morte del padre.

La guerra finalmente termina ed Emanuele, congedato per “stenosi mitralica”, fa ritorno a Torino, dove si immerge nuovamente nella sua  solita vita disordinata e ribelle. Per sostentarsi economicamente avvia una attività nel settore del commercio di legname da costruzione prima, e dopo come fabbricante di concimi e fertilizzanti per l’agricoltura, ma alcuni illeciti bancari (riutilizza alcune carte di spedizione e di pagamento di materiali e truffa numerosi clienti, che lo denunciano infine alle  autorità di polizia) lo costringono ad un “salutare” allontanamento da Torino…e dalla moglie.

Diventa girovago e , accompagnandosi con una certa Giulietta , intraprende l’attività nel mondo dello spettacolo itinerante : l’avanspettacolo. Diviene poi rappresentante di una grande ditta di vini e di liquori del centro-sud Italia, continuando la sua abituale vita sregolata.

Ma il 20 giugno del 1919, seduto ad un bar di Napoli, legge un articolo apparso sul  “Mattino “ , quotidiano all’epoca diretto da Scarfoglio, a firma di un certo Trevisani. Per la prima volta la stampa si occupa e si interessa del caso sensazionale di un fraticello di un oscuro e sperduto paesino del Gargano, nelle Puglie.

Nell’articolo si descrive la storia di un umile e mite cappuccino, sul cui corpo sono forse impressi i segni dell’ultima sofferenza di Gesù: le stigmate. Vi si racconta inoltre di alcuni eventi miracolosi di guarigione , e di uno di questi è anche testimone diretto ed oculare lo stesso giornalista... Leggi tutto

 

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